Nuotare con microP

La moda costume – finalmente – va incontro a chi indossa un microP. E ama fare snorkeling.

Per anni ho litigato con cerotti, taping, fasce elastiche, accessori per persone con il diabete cómodamente acquistabili sul web o sulle app della ditta produttrice del dispositivo médico. Il prezzo da pagare per qualche momento di immersione.

Una parte di me ha sempre fatto fatica ad accettare di dover comprare, per vivere il relax del nuotare immersa nella bellezza del blu marino, altri accessori. Per come funziono, i motivi principali sono tre:

1) relax per me è togliere tutto il superfluo, che dal punto di vista della terapia si traduce ad avere lo stretto necessario:

– sensore, preferibilmente nel braccio perché d’estate per la mia pelle è l’unico punto in cui il segnale trasmesso al microP è garantito almeno 5 dei 7 giorni di funzionamento previsto ed il cerotto non si stacca a causa del sudore

– set di infusione, ossia cerotto con cannula (sottile tubicino flessibile montato su un ago metallico connessi con un raccordo in materiale plastico) nell’addome

– microP (molto simile a un mp3 dei primi anni 2000, grande come un pacchetto di fazzoletti (più un ulteriore cm di spessore della cosiddetta “pinza” per “agganciarlo” ad es. allo slip del costume sul fianco o al reggiseno, oppure no, se hai da qualche parte una tasca)

– il catetere, di collegamento tra microP e cannula, lungo 60 cm

2) fare senza lo stretto necessario non semplifica le cose, anzi. Se decidí che per praticità fai senza per il tempo di una nuotata, il più delle volte poi occorre “aggiustare il tiro”, dando input per ri-settare i parametri glicemici necessari all’erogazione dell’insulina (controllare la glicemia capillare (=test da goccina di sangue dal dito, con il glucometro, che comprende un dispositivo elettronico per test rápido grande più o meno come microP, il pingidito e una scatolina di “strisce” usaegetta per ogni singola prova)). Inoltre, quando il sensore, che hai nel braccio, si allontana da microP abbastanza da perdere il segnale, circa 1 m, il sistema va in allarme e occorre inserire un valore di glicemia per il ripristino del funzionamento normale. Infine, più le glicemie sono stabili più l’effetto della microinfusione di insulina è efficace (il sistema “imita” bene il normale funzionamento pancreatico), cosí anche… più le glicemie sono “discontinue” (nei valori a causa di qualche variazione anomala di concentrazione di glucosio nel sangue oppure nella mancanza di tali valori per problematiche di transmissione/ricezione del segnale) più il sistema di microinfusione “si allontana” da un funzionamento dinamico intelligente, provocando a sua volta un peggiormebto dei valori glicemici. E dopo qualche ora di anomalie, microP va in allrme e richiede il cambio del sensore (uscita dalla modalità smartguard, un’oretta di ricarica elettrica del trasmettitore, inserimento di un nuovo sensore (che occorre avere a disposizione insieme al dispositivo per inserire il piccolo ago del sensore sottocute))

2) personalmente ogni accesorio in più allo stretto necesario crea in me, sulla pelle, nei movimenti e nel mio senso di libertà (che riguarda perciò il sottile confine tra accettazione della malattia e senso di limitazione ed invadenza nella mia vita) un fastidio piuttosto grande.

Oggi provo così: costume intero con un modello non sportivo con scollo all’americana (allaccio dietro il collo) e corpetto con fascia intrecciata che avvolge microP, catetere e cannula senza fastidio. Controllo glicemia ed imposto target tenporaneo (modalità prevista per alzare il valore target di glicemie da 100 a 150 mg/dL ed evitare di andare in ipoglicemia durante attività sportiva). Maschera, pinne e mi immergo.

Dopo anni – finalmente – scivolo nell’acqua come quando avevo il pancreas funzionante. Meraviglia!

E – finalmente – leggerezza anche al mare.

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