E poi chissà…

Questo blog c’è dal 2018 e una costante negli anni ha a che fare con lo sport… e le mura della mia città. Pochi posti al mondo hanno tanto magnetismo per me, una questione di pelle, di feeling speciale, di sentimento.

(emmepi, 2021)

Una delle cose invece che mi ha fatto più soffrire con l’esordio del DT1 a 21 anni, è stato salutare il mondo del volley per via di un’operazione agli occhi a causa di una cataratta metabolica con la quale è stato diagnosticato il diabete. Poi smettere con il nuoto a causa di un’ipersenslbilità della pelle e degli occhi al cloro. Infine uno stop della corsa amatoriale a causa di problematiche posturali congenite che stanno lì e richiedono uno sguardo di delicatezza in più.

Molti tentativi, molta tenacia nel provare ancora un’altra opzione, dare fiducia a qualcosa di nuovo, ascoltare il proprio corpo, fidarsi della fatica che allena, saper lasciare andare ciò che non fa per te.

Ritrovare il proprio punto zero e ripartire. Ritrovare la propria armonia e darsi una mossa. Ritrovare il gusto dello sport e far sorridere il proprio metabolismo difettoso.

Una costante, le mura. Da sola, in compagnia, in silenzio, con la musica, con tabelle di allenamento, con il solo obiettivo di far girare le gambe e lasciar andare tensioni e pensieri.

(emmepi, 2020)

I suggerimenti all’orecchio di qualche buon amico e amica, una frase sentita per caso un pomeriggio sulle mura, un messaggio wa inviato, il giorno giusto, nel posto giusto, all’orario giusto.

E cosí, secondo allenamento, nel pezzo di mura che da sempre per me è progressione finale in allungo (anche quando le cose non vanno), quella sensazione unica delle gambe che vanno.

Il movimento complessivo che si incastra ogni tanto e la leggerezza di darsi tempo, le spalle e la mndibola rilassate, le glicemie in target 130 per tutto l’allenamento, le bustine di zucchero necessarie e sufficienti prese al momento giusto, gli istruttori che lasciano gestire a modo tuo, osservano tutto, intervengono quando serve, lanciano input quando osare qualcosina in più, in modo più accurato, la presenza degli altri allievi che aiutano a mantenere la concentrazione e accompagnano.

La strada ed io, di nuovo e finalmente, la sensazione che esattamente ciò che andavo cercando e solo ancora non conoscevo. Tutto quello di prima trova nuovo modo di esprimersi.

Stasera una semplice e limpida sensazione: qui e ora. Non poteva che essere cosí. E poi chissà…

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